La centrale rischi e i paradossi dei finanziamenti alle micro e piccole imprese

A Cesano Maderno c’è la Iglass, azienda vetraria ormai trentenne: ufficio piccolo e la citazione del sociologo americano Richard Sennet – “Chi lavora nella finanza ha dimenticato la lezione dell’artigiano, perché non è stato in grado di utilizzare gli strumenti del suo lavoro”.
Il titolare, Alberto Carminati, è lusingato dall’essere stato definito “eroe” da Matteo Renzi. Eppure gli ostacoli ci sono, non sono pochi, e spesso arrivano da chi dovrebbe dare maggiore aiuto: a parte la burocrazia, le difficoltà arrivano da sindaci, fisco e banche.

La Iglass
Questa azienda è nata nel 1984 e conta otto dipendenti: darne una definizione precisa è difficile, la si può considerare come lo stato intermedio fra un’impresa e un’attività a titolare unico. Piccoli, quindi, ma molto innovativi: vetrate con stampe digitali, riscaldanti, vetri anti appannamento per le saune. I macchinari costano tanto, eppure sono necessari. Grande importanza ha la tempera chimica, per via della sua resistenza più elevata a fronte di un minor peso. Tra le loro vetrate si contano quelle del ponte di Santiago Calatrava a Venezia e quelle per la nuova sede de Il Sole 24 Ore.

Questione di soldi…
Si accennava prima a delle difficoltà: sono bastati due clienti insolventi nel 2008 per dimezzare il fatturato (500mila euro di buco). Ed ecco che sono arrivate le cause, tutte vinte, fra cui una contro il Comune, che aveva preso troppi soldi per l’ICI, e una contro Equitalia, che chiedeva 40mila euro.
A queste si sono aggiunte le banche, irriguardose del fatto che un’attività abbia un solido passato e un futuro pieno di idee e progetti. Quello che importa è che si paghi e, secondo gli istituti di credito, Iglass non l’aveva fatto, sforando il fido massimo di 80mila euro. Notizia del tutto inaspettata per Carminati, che aveva anzi dato chiesto delle deroghe e aspettava una risposta da tre mesi. La risposta, in effetti, è arrivata, informando il titolare di essere passato in incaglio: sconfino di conto corrente. È stata fatta una segnalazione alla centrale rischi, che l’avrebbe inoltrata a tutte le banche, impedendo al titolare l’accesso al credito.

Provvedimenti
Come avrebbe potuto Carminati estinguere il suo debito, se non poteva chiedere più soldi a nessuno? Dimezzando, a malincuore, il suo personale, e informandosi. Leggendo documenti e minuscole postille ha scoperto che le banche non lo avevano aiutato quando avrebbero dovuto e che, anzi, avevano applicato interessi su interessi già esistenti. In sostanza, era stato vittima di usura soggettiva e oggettiva. Fortunatamente, è riuscito a ottenere un rimborso di 50mila euro, circa un quarto di quanto aveva bisogno: come si dice, pochi, maledetti e subito.

Dura lex
Purtroppo, chi ha bisogno di soldi e chiede aiuto alle banche, deve poter garantire che restituirà più di quanto gli verrà dato. Un paradosso, poiché se una persona ha già delle disponibilità, di sicuro non si rivolge ad altri. Secondo l’Unione Artigiani lombarda, dal 2013 al 2014 la stretta del credito è aumentata dell’8% e l’anno prima del 10%. Come dichiarato da Marco Accornero, segretario degli artigiani milanesi e brianzoli, la possibilità per le imprese da micro a medie di ottenere dei soldi è sempre più difficile. Non solo: il pericolo è, come capitato al titolare di Iglass, che si sfori e venga fatta segnalazione alla centrale rischi.

Una buona notizia
Se non altro, il nostro imprenditore ha ricevuto una commessa importante (540mila euro): oltre alla fontana per un comune indiano con scolpita una preghiera in musulmano, la realizzazione di vetrate per un nuovo albergo russo da 220 stanze.

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